Il debito pubblico italiano ha raggiunto 3.207,2 miliardi di euro a giugno 2026, nuovo massimo storico secondo la serie della Banca d’Italia. Nel 2000 il debito era di circa 1.281 miliardi: in 26 anni l’aumento nominale è stato di quasi 2.000 miliardi di euro.
Cosa dicono i dati
Il debito pubblico non cresce solo per spesa pubblica e deficit: incidono anche interessi, crisi economiche, inflazione, variazioni del PIL e operazioni finanziarie dello Stato. Banca d’Italia ricorda infatti che la variazione del debito non coincide necessariamente con il fabbisogno del mese.
| Periodo / governo | Incremento stimato del debito |
|---|---|
| Centrosinistra | Circa 571 miliardi di euro |
| Centrodestra | Circa 935 miliardi di euro |
| Governi tecnici, tra cui Monti e Draghi | Circa 285 miliardi di euro |
| Conte I e Conte II, con M5S, Lega e Pd | Circa 134 miliardi di euro |
Queste suddivisioni vanno lette con cautela: non misurano soltanto le scelte politiche, ma anche la durata dei governi, l’eredità fiscale ricevuta e gli shock esterni come la crisi finanziaria del 2008 e la pandemia.
Il peso del centrodestra
Secondo l’attribuzione riportata nel testo, il centrodestra avrebbe generato l’incremento maggiore, con circa 935 miliardi di euro di debito aggiuntivo. Un’analisi indipendente sui governi italiani colloca comunque Berlusconi IV al primo posto per aumento nominale, con circa 244 miliardi, seguito da Conte II con 203 miliardi e dal governo Meloni con 200 miliardi.
Attenzione però al metodo: un confronto basato sui soli miliardi assoluti favorisce i governi più longevi. Per questo è utile considerare anche la crescita percentuale e la variazione media giornaliera del debito.
Il ruolo dei governi tecnici
I governi tecnici vengono spesso presentati come responsabili di austerità, ma hanno comunque contribuito all’aumento del debito. L’analisi citata attribuisce a Monti e Draghi circa 285 miliardi complessivi, anche se in periodi molto diversi: Monti ha governato durante la crisi dell’euro, Draghi durante la ripresa post-pandemica.
Il governo Draghi, in particolare, ha operato dopo l’emergenza Covid, quando il rapporto debito/PIL aveva toccato il picco del 154,9% nel 2020.
Covid e pandemia
La pandemia ha rappresentato uno dei maggiori shock fiscali della storia repubblicana italiana. Nel 2020 il debito pubblico è salito a 2.574 miliardi di euro, con un rapporto debito/PIL al 154,1%, prima di scendere gradualmente negli anni successivi grazie alla ripresa economica.
Per questo attribuire al solo governo Conte l’intero aumento pandemico sarebbe fuorviante: il debito cresce anche per il calo del PIL, per gli ammortizzatori sociali, per la sanità e per le misure di sostegno alle imprese.
Debito record, ma non basta il numero
Superare i 3.200 miliardi ha un forte impatto simbolico, ma il valore nominale non basta a valutare la sostenibilità del debito. Occorre guardare al rapporto debito/PIL, al deficit, al costo degli interessi, alla crescita economica e alla scadenza dei titoli.
Nel 2025 il rapporto debito/PIL si è attestato intorno al 136,7%, dopo il picco pandemico del 154,1% del 2020. Il debito resta però molto costoso: gli interessi rappresentano una delle principali voci di spesa pubblica e limitano lo spazio per tagli fiscali o nuovi investimenti.
La conclusione onesta
Dire che “i debiti li hanno lasciati gli altri” è una semplificazione politica. I dati mostrano che il debito italiano è cresciuto sotto governi di centrodestra, centrosinistra e tecnici, con dinamiche molto diverse legate a crisi, crescita del Pil, tassi di interesse e scelte di bilancio.@media(hover:hover)]:hover:bg-subtle group-data-[state=open]/trigger:bg-subtle border-soft ring-soft [:where(&>:not([hidden])~:not([hidden]))]:border-soft bg-soft">money+1
Il vero nodo non è solo chi ha accumulato più debito, ma come ridurre il rapporto debito/PIL senza sacrificare investimenti, servizi pubblici e crescita economica.