Milano, La Russa chiede una condanna senza “se e senza ma” delle violenze: il nodo della protesta, dell’ordine pubblico e della memoria del 1973
Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha chiesto una condanna unanime, netta e senza “se e senza ma” delle violenze e degli scontri scoppiati durante le manifestazioni del weekend a Milano. Secondo La Russa, chi condanna la violenza aggiungendo un “però” finisce, di fatto, con l’aizzare le piazze e nel legittimare comportamenti che colpiscono forze dell’ordine, cittadini e attività commerciali.
Le dichiarazioni sono arrivate a margine del presidio organizzato dal centrodestra milanese in solidarietà a commercianti, forze dell’ordine e cittadini, dopo i disordini registrati nel centro di Milano durante le proteste contro il caro vita.
Cosa ha detto Ignazio La Russa
La posizione del presidente del Senato è stata molto netta: “Quando si condanna la violenza non ci vuole nessun però, si condanna la violenza punto”. Per La Russa, chi “liscia il pelo” a una protesta violenta o non la condanna fino in fondo contribuisce ad alimentare un clima di tensione.
Il senatore ha inoltre rivendicato il ruolo delle forze dell’ordine, sostenendo che debbano poter operare con piena libertà per garantire la sicurezza. Ha criticato chi, a suo avviso, chiede maggiore presenza di polizia ma non sostiene adeguatamente le istituzioni e gli operatori coinvolti nel controllo del territorio.
La richiesta di una condanna condivisa si inserisce in un dibattito politico acceso: da un lato la necessità di tutelare il diritto di protesta, dall’altro la ferma condanna di atti di vandalismo, saccheggi e aggressioni contro gli agenti.
Gli scontri a Milano: cosa è successo
Le manifestazioni del weekend, nate come proteste contro il caro vita, il costo dei carburanti e la pressione fiscale, hanno degenerato in episodi di guerriglia urbana nel centro di Milano. Gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre, bombe carta e oggetti contundenti contro le forze dell’ordine, con barricate, vetrine danneggiate e saccheggi in alcune zone del centro cittadino.
Il bilancio indicato dalle forze di polizia parla di decine di agenti feriti e di centinaia di persone identificate o accompagnate in questura. Alcuni fermati sono stati arrestati, mentre altri sono stati denunciati; tra le persone coinvolte risultano anche minorenni.
Gli episodi non si sono limitati a Milano: disordini e tensioni sono stati registrati, sebbene in misura minore, anche a Torino e Bologna.
Protesta pacifica e violenza: la distinzione necessaria
Il nodo politico e sociale sollevato dagli eventi milanesi riguarda la distinzione tra manifestazione legittima e violenza. Le proteste contro il costo della vita rientrano in un diritto costituzionalmente tutelato, ma gli atti di devastazione, il lancio di oggetti contro la polizia e i saccheggi costituiscono reati e non possono essere assimilati alla protesta civile.
La posizione di La Russa punta su un principio semplice: la condanna della violenza non dovrebbe dipendere dal contesto politico o dalle ragioni della manifestazione. Secondo il presidente del Senato, qualsiasi forma di giustificazione o attenuazione rischia di trasformarsi in un incentivo per chi sceglie la strada dello scontro.
Il “giovedì nero” del 12 aprile 1973
Il richiamo alla storia non è casuale. Il 12 aprile 1973, durante il cosiddetto “giovedì nero” di Milano, un corteo non autorizzato organizzato dal Movimento Sociale Italiano (MSI) e dal Fronte della Gioventù degenerò in violenti scontri con le forze dell’ordine. Tra i promotori e i partecipanti figurava anche un giovane Ignazio La Russa.
In quella giornata morì l’agente di polizia Antonio Marino, colpito da una bomba a mano. L’evento rimane una delle pagine più drammatiche della storia dell’ordine pubblico italiano negli anni Settanta e continua a essere evocato nei dibattiti sulla violenza politica e sulla responsabilità dei cortei non autorizzati.
Il parallelo tra il 1973 e gli scontri recenti è dunque politico e simbolico: in entrambi i casi, una manifestazione si trasforma in scontro urbano e le conseguenze ricadono su agenti, cittadini, esercizi commerciali e sulla stessa credibilità della protesta.
Ordine pubblico, istituzioni e responsabilità politica
La gestione degli eventi ha aperto un confronto anche sull’efficacia delle forze dell’ordine e sulle scelte di sicurezza adottate dal governo. Alcune analisi sottolineano che, per due giorni consecutivi, gruppi di giovani sono riusciti a muoversi nel centro di Milano vandalizzando strade e negozi, sollevando critiche sulla capacità di prevenzione e risposta.
La Russa ha invece difeso l’azione delle istituzioni e ha chiesto che la polizia possa svolgere il proprio lavoro senza indebite pressioni. Il suo messaggio è chiaro: la condanna delle violenze deve essere totale, condivisa e priva di distinzioni ideologiche.
Perché la vicenda è rilevante
La vicenda tocca tre temi centrali per il dibattito pubblico italiano:
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La tutela del diritto di manifestare, che deve restare garantito per proteste pacifiche e legali.
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La sicurezza delle forze dell’ordine, esposte a lanci di oggetti, aggressioni e situazioni ad alto rischio.
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La responsabilità politica e mediatica, soprattutto quando dichiarazioni pubbliche possono contribuire a rafforzare o attenuare il clima di tensione.
La richiesta di La Russa di una condanna “senza però” vuole quindi essere un messaggio politico forte: nessuna causa, per quanto condivisibile, può giustificare la violenza contro persone, agenti o beni pubblici e privati.