Joseph Siher ed Eterno, due pesi e due misure? Cosa sappiamo davvero su fermi, Telegram e accuse online
Il caso di Youssef Siher, fermato nell’ambito delle indagini sul “Movimento 17 ottobre” e successivamente rimesso in libertà, ha alimentato una polemica politica e sociale: le istituzioni avrebbero trattato con maggiore durezza alcuni soggetti rispetto ad altri. La domanda è legittima, ma la risposta richiede di separare con precisione i fatti accertati dalle accuse circolate online.
Sul fronte opposto, molte critiche sono state rivolte a Ferenc Venturelli, noto sui social come Eterno, influencer di estrema destra vicino agli ambienti sovranisti. Anche in questo caso, però, è necessario distinguere tra comportamenti documentati, indagini effettive e affermazioni gravissime non confermate.
Youssef Siher: fermo, accuse e rilascio
Youssef Siher, ricercatore trentenne italo-marocchino, era stato indicato dagli inquirenti come amministratore del canale Telegram e della pagina Instagram del “Movimento 17 ottobre”. Secondo l’ipotesi della Procura di Milano, attraverso quei canali sarebbero stati diffusi contenuti di istigazione e apologia di reato legati agli scontri di Milano.
Le ipotesi di reato esaminate includevano istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e terrorismo. Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari ha escluso la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e ha rigettato la richiesta di convalida del fermo, disponendo il rilascio di Siher.
Questo punto è centrale: il rilascio non significa che Siher sia del tutto estraneo alla vicenda, ma indica che, allo stato degli atti esaminati dal GIP, non erano ritenuti sufficienti gli elementi per mantenere la misura cautelare.
Eterno: chi è e cosa risulta documentato
Ferenc Venturelli, noto come Eterno, è un influencer di estrema destra noto per posizioni sovraniste e per contenuti provocatori contro migranti e persone considerate vicine all’antagonismo. A Parma era già stato al centro di episodi di tensione e scontri fisici con giovani stranieri.
Il 24 ottobre Eterno era a Milano, come aveva annunciato sui suoi canali social e su un gruppo Telegram con oltre mille utenti. L’obiettivo dichiarato era organizzare un’iniziativa per “salvare Milano” dai cosiddetti “maranza”. In quella occasione è stato fermato insieme ad altre tre persone, ma non risulta che sia stato arrestato o sottoposto a una misura cautelare paragonabile a quella inizialmente adottata contro Siher.
Le accuse più gravi: cosa è verificato e cosa no
Sui social sono circolate affermazioni secondo cui Eterno avrebbe coordinato gruppi neofascisti su Telegram, organizzato pestaggi di migranti e persino episodi di violenza sessuale travestiti da reati commessi da migranti. Si tratta di accuse estremamente gravi.
Al momento, però, non risultano fonti giudiziarie, comunicati ufficiali delle forze dell’ordine o ricostruzioni giornalistiche che confermino tali responsabilità specifiche. Esistono indagini reali su reti neonaziste e di estrema destra attive su Telegram, come quelle legate a “Nuovo Ordine Europeo” e “Fronte Fascista Italiano”, ma non è stato documentato che Eterno fosse coordinatore di quei gruppi o responsabile dei reati indicati.
Attribuire a una persona la pianificazione di stupri o pestaggi senza prove pubbliche e verificabili può costituire una grave forma di disinformazione e un rischio dal punto di vista legale. La critica politica è legittima; la criminalizzazione senza prove non lo è.
Due pesi e due misure: una domanda da fare con rigore
Il confronto tra Siher ed Eterno solleva una domanda importante: le istituzioni applicano gli stessi criteri a chi incita alla violenza dall’estrema sinistra, dall’estrema destra o da ambienti antagonisti? La risposta non può essere ideologica, ma deve basarsi su elementi concreti: contenuti pubblicati, ruolo effettivo nei canali, prove di coordinamento, pericolo di reiterazione e decisioni della magistratura.
Nel caso di Siher, il GIP ha ritenuto insufficienti gli indizi per la convalida del fermo. Nel caso di Eterno, il fermo temporaneo non è stato seguito, secondo le informazioni disponibili, da un arresto o da accuse formali paragonabili. Questo non prova da solo una discriminazione, ma giustifica il diritto dei cittadini e della stampa di chiedere trasparenza sui criteri adottati.
Il rischio della disinformazione
Il caso dimostra come, in una fase di alta tensione politica, i social possano trasformare ipotesi in certezze e sospetti in accuse penali. Questo accade sia quando si attribuiscono responsabilità eccessive a un ricercatore fermato, sia quando si lanciano accuse infondate contro un influencer di estrema destra.
La tutela dell’ordine pubblico richiede coerenza: chi incita alla violenza, qualunque sia il suo colore politico, deve rispondere delle proprie azioni. Ma la stessa coerenza impone di non trasformare la lotta politica in una caccia alle streghe basata su voci, montaggi e affermazioni non verificate.
Cosa resta da chiarire
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Se Siher avrà effettive responsabilità penali per i contenuti diffusi tramite i canali del “Movimento 17 ottobre”.
- Se emergono prove che colleghino Eterno a gruppi violenti o a episodi criminosi specifici.
- Se le forze dell’ordine hanno applicato criteri uniformi nella gestione dei diversi soggetti coinvolti nelle tensioni di ottobre.
- Se le accuse circolate online contro Eterno hanno un fondamento probatorio o restano semplici voci.
La domanda sul “due pesi e due misure” è politica e legittima. La risposta, però, non può essere costruita sulle accuse più virali: deve nascere dai documenti, dalle indagini e dalle decisioni della magistratura.
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