Peste in Siberia: “presunte”, “non confermiamo” e la domanda inevitabile: sarà un altro caso Covid?
IRKUTSK – Una giovane tecnica di laboratorio è morta in un ospedale siberiano dopo una grave polmonite. Intorno a questo fatto, in pochi giorni, sono nate due narrazioni parallele: da una parte i media che parlano di peste polmonare contratta in laboratorio, forse per una provetta rotta; dall’altra le autorità russe che ripetono: “Non confermiamo”, “polmonite di eziologia sconosciuta”, “nessun microrganismo compatibile con l’attività professionale”.
In questo clima di incertezza, sui social e in alcune discussioni pubbliche è tornata prepotentemente una domanda: “Sarà un altro caso Covid?”.
Due racconti, una sola morte
Da una parte ci sono le ricostruzioni di testate russe indipendenti e di numerosi media internazionali: una donna di 28 anni, Daria Shipilova, lavora all’Istituto anti-peste di Irkutsk; intorno al 25 settembre rompe accidentalmente una provetta contenente batteri vivi di Yersinia pestis; pochi giorni dopo viene ricoverata con una grave polmonite e muore.
Dall’altra ci sono i comunicati delle autorità sanitarie russe, in particolare Rospotrebnadzor, che insistono su un linguaggio volutamente neutro: “polmonite di eziologia non determinata”, “accertamenti in corso”, “non sono stati individuati microrganismi riconducibili all’attività professionale”.
Nessuna delle due versioni, al momento, è supportata da un rapporto tecnico pubblico, dettagliato e verificabile.
Perché molti pensano subito al Covid
La reazione “è un altro Covid” nasce da diversi fattori:
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la memoria recente di una pandemia globale con lockdown, mascherine e restrizioni;
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la presenza di un patogeno storicamente temuto come la peste;
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il riferimento a un laboratorio che studia agenti ad alto rischio;
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un linguaggio ufficiale percepito come opaco, che ricorda le prime fasi del 2020.
A questo si aggiunge la rapidità con cui, sui social, qualsiasi notizia di malattie infettive viene immediatamente collegata a scenari apocalittici o, all’opposto, a presunte “montature”.
Cosa dicono (e non dicono) i fatti finora
Allo stato attuale, gli elementi accertati sono:
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una giovane è morta dopo una grave polmonite;
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lavorava in un istituto che studia la peste;
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quasi 200 contatti sono in isolamento o osservazione;
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finora non risultano casi secondari confermati tra i contatti;
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l’Oms monitora la situazione, gli Usa criticano la scarsa trasparenza di Mosca.
Mancano invece conferme su:
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la causa esatta della morte;
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l’eventuale rottura di una provetta con Yersinia pestis;
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la diagnosi definitiva di peste polmonare.
Perché non è (ancora) un “altro Covid”
Paragonare questo caso al Covid è comprensibile, ma al momento non regge su alcuni punti chiave:
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il Covid ha causato milioni di casi e decessi in tutto il mondo, con ospedali saturi e dati epidemiologici pubblici; qui abbiamo un singolo decesso in una zona specifica;
- non c’è evidenza di una catena di trasmissione ampia né di diffusione comunitaria;
- non sono in atto misure globali: nessun lockdown internazionale, nessuna campagna di vaccinazione di massa, nessuna chiusura di confini legata a questo caso.
Il rischio reale, oggi, non è tanto l’inizio di una nuova pandemia, ma:
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un possibile incidente di biosicurezza gestito con opacità;
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oppure un caso naturale di peste polmonare comunicato in modo confuso;
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e, nel vuoto di informazioni chiare, la crescita di allarmismi o, all’opposto, di negazioni a prescindere.
Il vero problema: non il “presunto”, ma il “non sappiamo”
Il punto non è se la parola “presunto” appaia nei titoli o se qualcuno lanci l’allarme “nuovo Covid”. Il punto è che, a distanza di giorni, non ci sono:
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dati di laboratorio pubblici e verificabili;
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un resoconto chiaro sulle dinamiche dell’eventuale incidente;
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informazioni precise sui protocolli di biosicurezza applicati.
Finché prevarrà il linguaggio del “non confermiamo”, “è in corso”, “non possiamo dire”, il terreno resterà fertile per teorie, allarmismi e, all’opposto, negazioni a prescindere.
In casi come questo, l’unica posizione razionale è accettare l’incertezza: non sappiamo ancora abbastanza per dire “è peste” o “è una bufala”, e tantomeno per affermare “è un altro Covid”. Sappiamo solo che una giovane è morta, che quasi 200 persone sono sotto osservazione e che la trasparenza delle informazioni sarà il vero banco di prova di questa vicenda.