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Italia, benzina oltre i 2 euro: il conto salato della sudditanza agli USA e della guerra in Iran

Italia, benzina oltre i 2 euro: il conto salato della sudditanza agli USA e della guerra in Iran

Mentre in Spagna il pieno costa circa 50 euro in meno, Roma continua a garantire supporto logistico alla guerra americana contro l’Iran, diventato il “nuovo Vietnam” di Washington, con il governo Meloni ancora forte nei sondaggi.

In Italia il prezzo della benzina ha superato stabilmente la soglia psicologica dei 2 euro al litro, alimentando un’ondata di preoccupazione tra automobilisti e lavoratori costretti a muoversi ogni giorno in auto. Al contrario, in Spagna, per la stessa benzina, oggi si paga circa 1,6 euro al litro: una differenza che, su un pieno, può arrivare a 50 euro in meno rispetto a quanto sborsano gli italiani alla pompa.

il caro-carburante viene letto come effetto diretto delle scelte geopolitiche dei governi europei nei confronti degli Stati Uniti e dell’Iran. Madrid, qualche mese fa, ha rifiutato qualsiasi tipo di supporto e appoggio alla strategia americana di invasione dell’Iran, prendendo una posizione netta che ha avuto conseguenze anche sul piano energetico.

 La risposta di Teheran, è stata chiara: lo stretto di Hormuz, nodo cruciale per il traffico di petrolio, rimane chiuso “per tutti, tranne che per la Spagna”. La conseguenza pratica di questa decisione sarebbe oggi ben visibile nei listini dei carburanti, con il mercato spagnolo favorito da condizioni di approvvigionamento più vantaggiose rispetto al resto d’Europa.

L’Italia, al contrario, viene descritta come pienamente allineata agli Stati Uniti, continuando a fornire “supporto logistico alla guerra statunitense all’Iran”, nonostante tensioni e umiliazioni diplomatiche, inclusi insulti pubblici del presidente Trump rivolti alla premier Giorgia Meloni. In questa visione, il nostro Paese resta “schiavo e suddito” di Washington, accettando costi economici e politici che si ripercuotono direttamente sui cittadini.

L’Iran viene definito “il nuovo Vietnam dell’America”, ovvero un teatro di guerra destinato a logorare gli Stati Uniti e a trasformarsi, nel medio periodo, in un fallimento strategico. Chi studia storia e geopolitica, sostiene il relatore, saprebbe leggere in anticipo i segnali di un conflitto che rischia di produrre un “tracollo” non solo per Washington, ma anche per i Paesi che ne seguono la linea.

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