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Sconfitta USA in Iran: deterrenza finita, petrolio bloccato e mondo in bilico

Sconfitta USA in Iran: deterrenza finita, petrolio bloccato e mondo in bilico

Washington annuncia la vittoria, ma sul campo l’Iran resta più forte. Costi della guerra oltre i 38 miliardi, basi danneggiate e Hormuz chiuso: cresce il rischio di una crisi energetica globale e di un nuovo ordine mondiale più instabile.

La sconfitta americana in Iran: non è più un’ipotesi, è un dato di fatto

Come previsto da giorni, gli Stati Uniti hanno girato i tacchi raccontando al mondo di aver “vinto”, mentre sul campo l’Iran è ancora lì, più forte e più pericoloso di prima. Solo nei primi giorni di guerra, Washington ha bruciato quasi 6 miliardi di dollari in munizioni, a cui si aggiungono danni per altri 10 miliardi tra basi colpite e radar distrutti, che richiederanno fino a 10 anni per essere ricostruiti.

Nel frattempo, la distruzione di queste infrastrutture rende l’area ancora più instabile, soprattutto per Israele.

Trump e Putin: “La guerra è quasi finita”, ma Teheran risponde con le minacce

Trump, dopo un’ora di telefonata con Putin, annuncia che “la guerra è quasi finita” e che gli obiettivi sarebbero stati raggiunti. Ma da Teheran la risposta è l’esatto opposto: la guerra non finirà quando lo decide Washington, ma quando lo deciderà l’Iran, che continua a colpire basi americane e minaccia di non far uscire neanche un litro di petrolio dallo Stretto di Hormuz verso i paesi ostili.

La domanda chiave ora è: gli iraniani fermeranno il petrolio di tutti quelli che ospitano basi USA? E cosa chiederanno in cambio per riaprire lo stretto più strategico del mondo?

Deterrenza persa, credibilità a pezzi

Trump prova a rilanciare: “Se il petrolio non ricomincia a circolare, colpiremo 20 volte più forte”. Ma, dopo questa azione da circo, il re è nudo: deterrenza persa, guerra persa, credibilità a pezzi. Perfino il Wall Street Journal racconta di consiglieri alla Casa Bianca disperati, alla ricerca di una via d’uscita da questa debacle totale.

E il punto più inquietante è un altro: da oggi viviamo in un mondo più pericoloso, simile a una giungla dove tutti possono attaccare tutti, sapendo di potersela giocare e, forse, anche di vincere.

L’incognita petrolio: quando (e se) ricomincerà a transitare?

Con un’ultima incognita che pesa su tutto: non sappiamo quando – e se – il petrolio ricomincerà davvero a transitare. Il blocco di Hormuz sta già costando 325 milioni di dollari al giorno e le stime parlano di costi totali che potrebbero superare i 100 miliardi di dollari se la crisi si prolunga.@media(hover:hover)]:hover:bg-subtle group-data-[state=open]/trigger:bg-subtle border-subtlest ring-subtlest divide-subtlest bg-soft">ilsole24ore+3

Perché questa crisi riguarda tutti

  • Costi enormi: la guerra USA-Iran ha già superato i 38 miliardi di dollari, con proiezioni fino a 100 miliardi

  • Petrolio bloccato: Hormuz chiuso significa rincari su benzina, diesel e trasporti in tutto il mondo

  • Deterrenza USA in crisi: la credibilità americana esce indebolita, con possibili effetti geopolitici a lungo termine

  • Mondo più instabile: il conflitto segna un punto di svolta verso un ordine internazionale più pericoloso e imprevedibile

La situazione resta ad alta tensione: ogni sviluppo su Iran, Hormuz e petrolio può avere ripercussioni immediate sui mercati energetici e sulla sicurezza globale.

 #Iran #usa #Trump #sconfittaUSA #guerra

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