Roma, 30 luglio 2026 — L'intelligenza artificiale non è più solo una promessa tecnologica, ma un fattore strategico per la competitività nazionale. Lo dimostra il confronto aperto l'8 luglio a Roma nel convegno “AI, Cybersecurity e Sovranità Digitale – Strategie di Open Innovation per la competitività del Paese”, promosso da ANGI, che ha riunito istituzioni, imprese, mondo della ricerca e della difesa per discutere le leve su cui costruire il futuro digitale italiano.
Al centro del dibattito, la governance dei dati e la necessità di una semplificazione normativa che garantisca certezza regolatoria agli investitori. Non a caso, la volatilità dei titoli tech statunitensi e le incertezze sui rendimenti degli investimenti in AI hanno riacceso l'attenzione sulla solidità finanziaria delle aziende e sulla sostenibilità dei modelli di business legati all'intelligenza artificiale.
Secondo gli esperti, la strada maestra passa per l'open innovation: una collaborazione strutturata tra pubblico e privato capace di trasformare le organizzazioni, sviluppare competenze mirate e creare un ecosistema digitale sovrano. La cybersecurity resta un pilastro imprescindibile, così come la definizione di standard chiari per la gestione dei dati sensibili e strategici.
In un contesto globale in cui la space economy, la robotica e la finanza decentralizzata stanno ridisegnando i confini della tecnologia, l'Italia sembra voler giocare un ruolo da protagonista, puntando su infrastrutture digitali, automazione e una governance europea dei dati che possa competere con i modelli statunitense e cinese.
Il messaggio è chiaro: plasmare il futuro prima che il futuro plasmi noi. E la tecnologia, in questa visione, non è fine a sé stessa, ma strumento di autonomia, crescita e resilienza per il sistema Paese.